Centrale a carbone for dummies

Mi è capitato tra le mani l’opuscolo informativo che la SEI (Saline Energie Ioniche) sta facendo circolare sul territorio riguardo la Centrale a Carbone che si vorrebbe costruire a Saline Joniche in provincia di Reggio Calabria.

Subito mi è venuto in mente che quest’opuscolo è il classico esempio di quell’informazione fatta di finte verità.

Allora ho pensato di creare un manuale per la lettura dell’opuscolo della SEI:

Centrale a Carbone for Dummies, ovvero (in questo caso) per Ignoranti, nel vero senso della parola, cioè per coloro che ignorano il problema, serio, di ciò che sarebbe questa centrale se e quando fosse costruita.

Lo scritto in nero è preso integralmente dall’opuscolo di SEI, lo scritto in amaranto e corsivo, invece, sono le “spiegazioni”.

PS: Per fare questo manualetto c’è voluto un po di tempo e un po di sudore.

Ci riserviamo il diritto di completarlo e approfondirlo ancora.

Ricordiamo che chiunque può distribuire in ogni modo queste notizie.

 

A presto, e leggete Centrale a carbone for dummies cliccando su Continua… (è meglio precisare, con i Dummies non si sa mai! 😉

Progetto SEI


LA CENTRALE DI SALINE JONICHE
NUOVE PROSPETTIVE PER IL FUTURO

Saline Energie Ioniche

SEI S.p.A. è una società nata nel 2006 con lo specifico scopo di sviluppare nel territorio di Montebello Jonico (RC), in località Saline Joniche, (tumori, deformazioni e morti) un’importante iniziativa in campo energetico, in grado di dare vita, grazie alle significative competenze di cui dispone, a un polo industriale di assoluta eccellenza. In particolare, SEI è oggi impegnata nella definizione di un progetto di grande rilevanza nello scenario energetico italiano che prevede la realizzazione di una Centrale a carbone di nuova generazione, attorno a cui far nascere un polo tecnologico all’avanguardia. (Mafie avete inteso?)

IL PROGETTO SEI:
RECUPERO, RIQUALIFICAZIONE, RILANCIO

Dall’archeologia industriale a una realtà produttiva viva (???)

Il progetto SEI si inserisce in un sito industriale già esistente. (e allora?)
Si tratta degli impianti della ex Liquichimica Biosintesi, realizzati nel lontano 1973 e mai entrati in funzione. (per fortuna!)
L’area è sopravvissuta fino ad oggi nel più totale degrado e abbandono. (?)
La riqualificazione dell’area e il recupero funzionale delle infrastrutture esistenti sono oggi parti integranti del progetto: aspetti che consentiranno al sito di tornare a nuova vita. (certo, se non togliete quella di prima dove la fate la nuova postazione?)
In particolare, il porto tornerà a essere utilizzabile (peccato che il porto sia stato costruito male in origine, quindi “attinge” sabbia dai litorali vicini, infatti molte spiagge sono quasi scomparse o ridotte in dimensioni, si veda il lungomare di Lazzàro, frazione di Motta S. G. o altre spiaggie; voi che farete? Spalerete la sabbia accumulatasi di volta in volta o ricostruirete il porto?) da imbarcazioni mercantili di medie dimensioni e, soprattutto, turistiche, con la possibilità di dare nuovo impulso alle attività della Capitaneria di porto. Infrastrutture e servizi oggi assenti, quali la rete ferroviaria e lo snodo stradale, garantiranno una maggiore fruibilità del sito. (due minuti di attenzione: lo snodo stradale esiste già, e non è nemmeno in cattive condizioni per come siamo abituati in questa zona di mondo; lo snodo ferroviario a che cavolo mi serve come cittadino? serve a voi, probabilmente.)
Per l’attracco delle navi carboniere, invece, è prevista la realizzazione di un nuovo molo, esterno al porto esistente. (e addio alle povere spiagge sopravvissute, tanto ce ne accorgeremo dopo 30 anni! Senza contare l’incremento del traffico marittimo stimabile in 30-40 navi/anno in più, a seconda della stazza.)

Il progetto architettonico

La produzione di energia elettrica è vitale per la nostra società (si, è vero). Ed è complessa (certo). Che si tratti di torri eoliche, di tetti fotovoltaici o di centrali termoelettriche, lo spazio occupato da questi impianti è sempre rilevante (e voi tra le varie opzioni avete deciso di riempire lo spazio con una bella e profumata centrale a carbone).
Da questo punto di vista, la Centrale SEI non può fare eccezione (bene, bravo, bis). Ciò che invece contraddistingue il progetto SEI è la massima attenzione agli aspetti architettonici e paesaggistici. (ce ne freghiamo di tutto, ma vi faremo questa centrale che sembra un’opera del M.O.M.A. di nuova yorke, evvai!)
Il progetto architettonico della Centrale dovrà necessariamente assecondare alcune prerogative produttive (saranno presenti le aree di stoccaggio, i padiglioni per gli uffici e i laboratori, l’area impianti), ma sarà definito nell’ottica di creare una relazione armonica con il paesaggio. (il progetto architettonico se ne strafrega di quanto detto prima e pensa a mettere quello che serve, ma in armonia, bello, tutto ordinato.)
Una struttura ellittica avvolgerà gli impianti (vi costruiamo questa bella opera d’arte intorno al mostro così che non possiate rendervi conto dello schifo che c’è dietro), senza però chiuderli al mondo esterno, ma anzi diventando strumento di dialogo da una parte col territorio , attraverso strutture a ponte, aperture e nicchie, e dall’altra con il cielo attraverso una struttura metallica che, salendo verso l’alto, diventerà via via più leggera. (ci fanno sapere che il territorio non vede l’ora di dialogare (soprattutto con le nicchie), e il cielo -riferisce il portavoce- sarebbe crollato a breve senza quest’opera con cui poter dialogare.)
Il sito sarà un luogo riconoscibile (sicuramente!) e vivo (su questo qualche dubbio lo nutriamo, sinceramente.), con spazi pensati per essere messi a disposizione del pubblico e della cittadinanza (si, m’immagino tutti i bimbi e i cittadini adulti che gaiamente, svolazzando come leggiadre farfalle, si immergeranno in questo splendido parco verde).
Inoltre, un’area oggi abbandonata sarà ripopolata di alberi, nel rispetto delle caratteristiche bioclimatiche locali (ma che sono gentili sti svizzeri!).

 

Le caratteristiche della centrale

La Centrale termoelettrica progettata a Saline prevede l’adozione delle tecnologie più avanzate nel settore, in grado di garantire efficienza, competitività e basso impatto ambientale (?). Il progetto prevede la realizzazione di due linee gemelle, ciascuna della potenza nominale di 660 MWe. (quindi 1320 mw, ovvero 1,3 gw. quanto una media centrale nucleare, ma questo è un’altro discorso.)
La Centrale sarà in grado quindi di alimentare e sostenere un nuovo sviluppo economico e industriale non solo in Calabria (si con tutte le fabbriche che abbiamo!), ma anche nelle altre regioni del sud d’Italia (io direi piuttosto del nord italia).
Grazie a una tecnologia molto avanzata, definita tecnicamente USC (Ultra Super Critica) a polverino, il sistema di generazione della Centrale consentirà di ottenere un’efficienza elevata, superiore al 45%, contro il 36% medio delle centrali tradizionali ancora in funzione, ed emissioni molto al di sotto dei limiti di legge.

(Dati tratti dal sito SEI. Emissioni atmosferiche:

Anidride Carbonica (CO2) tonnellate all’anno= 7.600.000 (633.333 al mese; 21.111 al giorno), effetti sull’uomo e sull’ambiente: leggi sotto*;

Monossido di carbonio (CO)= 4.360 t/anno (363,333 al mese; 12,11 al giorno), effetti sull’uomo e sull’ambiente: l’elevata pericolosità e tossicità di questo gas è dovuta alla sua affinità con l’emoglobina, che risulta essere circa 200-300 volte maggiore di quella dell’ossigeno. Questa caratteristica gli consente di legarsi facilmente con l’emoglobina del sangue e di ostacolare così l’ossigenazione dei tessuti, dei muscoli e del cervello, con conseguenti effetti acuti (senso di affaticamento, sonnolenza, mal di testa) e alla lunga effetti cronici (diminuzione delle prestazioni fisiche ed intellettuali, aumento di cardiopatie e di disturbi circolatori);

Ossidi di azoto (NO2)= 2.912 t/anno (242,666 al mese; 8,08 al giorno), effetti sull’uomo e sull’ambiente: l’inalazione del biossido di azoto determina una forte irritazione delle vie aeree. l’esposizione continua a concentrazioni elevate può causare bronchiti, edema polmonare, enfisema.
l’NO2 contribuisce alla formazione dello smog fotochimico, in quanto precursore dell’ozono troposferico, e concorre al fenomeno delle piogge acide, reagendo con l’acqua e originando acido nitrico;

Ossidi di zolfo (SO2)= 2.912 t/anno (242,666 al mese; 8,08 al giorno), effetti sull’uomo e sull’ambiente: a basse concentrazioni è un gas irritante per la pelle, gli occhi e le mucose dell’apparato respiratorio, mentre a concentrazioni più elevate può provocare patologie respiratorie come asma e bronchiti.
In atmosfera l’SO2 si ossida ad anidride solforica e, in presenza di umidità, si trasforma in acido solforico, responsabile del fenomeno delle piogge acide, con conseguenti danni sugli ecosistemi acquatici e sulla vegetazione).

Particolare attenzione è stata posta anche al tema della “CO2”. L’anidride carbonica non è un gas velenoso, è naturalmente presente nell’atmosfera, ma rappresenta un argomento su cui ormai da diverso tempo si concentra l’attenzione a livello mondiale per i possibili effetti sul clima.

(*effetti sull’uomo e sull’ambiente: innocuo per l’uomo, ma responsabile, anche se non unico, del cosiddetto “effetto serra”, costituisce il prodotto finale di ogni ossidazione di sostanza organica; inoltre è un costituente naturale dell’aria che, per la sua capacità di assorbire i raggi infrarossi, gioca un ruolo importante per il bilancio termico dell’atmosfera terrestre.
Dagli inizi del secolo si è osservato un costante aumento del tasso di CO2 nell’atmosfera, nonostante l’enorme effetto tamponante degli oceani, in seguito all’aumento dei gas di combustione e di scarico, per cui si è attribuita la generale tendenza all’aumento della temperatura media, all’accresciuto effetto serra esercitato dalla CO2.
L’organismo umano nella sua funzione respiratoria è largamente indipendente dalle variazioni rilevate del livello di CO2 in atmosfera e quindi generalmente per questo motivo non viene analizzata in modo sistematico. Al contrario il suo accumulo in ambienti chiusi determina fenomeni di soffocamento progressivo e a concentrazioni superiori al 6% provoca danni acuti)
.

Su tale aspetto, anche in ragione di un confronto ancora aperto a livello europeo (Chris Davies, relatore per lo stoccaggio della CO2 per conto della Commissione europea, ha anticipato le intenzioni della Ue: Dal 1° gennaio 2010 ogni nuovo impianto a carbone potrebbe non essere autorizzato se non sarà carbon capture ready e dal 2016 in nessun stato membro dell’Unione europea potrebbe essere permesso il funzionamento di impianti di generazione di energia elettrica autorizzati dopo il 1 gennaio 2010 e che emettano emissioni di anidride superiori a 350 g/kWh (nel caso della centrale SEI di Saline quindi sarebbero 460.000 tonnellate contro le 7.600.000 senza CCS) quindi ci sono due scenari davanti, o si fa la “cattura” della co2 oppure dal 2016 potrebbe essere bloccata la centale. in questo caso che c…o la fanno a fare, io un idea ce l’avrei, mangiare milioni di euro.), SEI ha previsto di investire molto nella ricerca, arrivando a definire (tra i primi al mondo) un progetto che contempla la predisposizione della Centrale per la cattura della CO2 prodotta (“CO2 capture ready” con il 100% di fumi trattati).
L’attenzione di SEI non è rivolta solo alla riduzione della CO2, bensì a limitare tutti i possibili effetti sull’ambiente e a sostenere, anche all’interno della Centrale stessa, l’utilizzo delle fonti rinnovabili (quindi, signori miei, loro parlano principalmente di CO2, che effettivamente non provoca danni diretti all’uomo, e non accennano quasi agli altri gas, che veleni lo sono realmente. Per quanto riguarda l’anidride carbonica (CO2), parlano di un progetto futuro, ripeto futuro, di catturare la stessa per convogliarla in siti di stoccaggio sotterranei. Questa “tecnologia”, semplificando il discorso si divide in tre fasi: la prima è quella che avviene nella centrale stessa (la “cattura”); la seconda consiste nel convogliamento della CO2, opportunamente purificata e compressa, in un sistema di gasdotti (fase di trasporto) e la terza che sarebbe il confinamento della CO2 in depositi stabili e sicuri, individuabili in opportune formazioni geologiche a profondità intorno ai 1.000 metri (fase di sequestro).

I problemi, però, non sono pochi. Prima di tutto il fatto che questa sia una tecnologia nuova, e poco provata a livello mondiale, come ammette la stessa SEI che si definisce tra “i primi al mondo”. Quindi non si conoscono i reali pericoli che questo tipo di soluzione potrebbe comportare nel lungo periodo, soprattutto in una zona molto sismica come la nostra; si, perché, un altro problema importante sono i costi.

Dichiara Salvatore Meli, Responsabile Tecnologie, Direzione Strategie e Sviluppo di Eni che Strategic Research Agenda stima un costo dell’ordine di 15-25 euro/tonnellata di CO2 nel caso di impianti a carbone (solo per la fase di cattura), per quanto riguarda il trasferimento al sito di stoccaggio, i costi sono più ridotti. “È essenziale però che le distanze siano contenute – prosegue Meli – per minimizzare i costi. Per percorsi dell’ordine delle decine di chilometri lo stadio di trasporto incide per circa il 15% sui costi totali della CCS (CCS= CO2 Capture & Storage),quindi il sito di stoccaggio deve essere nella nostra bella terra super sismica. in più l’adozione delle tecnologie CCS genera un aumento dei consumi di energia tra il 10 e il 40% rispetto a un impianto tradizionale senza Carbon Capture and Sequestration” quindi, quello che si va a produrre in più utilizzando la tecnologia a “polverino” lo si va a perdere quasi tutto per la CCS.

i dati degli effetti sull’uomo sono tratti dal sito del comune di reggio emilia, assessorato all’ambiente. i dati relativi alla CCS sono tratti da “il giornale ingegnere.it

 

Ambiente e Salute

I LIMITI DI LEGGE SONO A TUTTI GLI EFFETTI GARANZIA DI SALUTE PUBBLICA. RESTARE AL DI SOTTO DI QUESTI LIMITI SIGNIFICA OPERARE IN UN’OTTICA DI FORTE SOSTENIBILITÀ E SPECIALE RISPETTO PER L’AMBIENTE

Si, la legge è garanzia di salute pubblica. Beati gli ingenui. Basta guardare il DECRETO-LEGGE 23 maggio 2008 , n. 90 emanato dal governo in carica (in pratica quello sull’emargenza rifiuti) per comprendere che la legge diventa uno strumento per approvare “cose che si devono approvare”, (capisci a me! Direbbero i napoletani.)

Riportiamo un estratto dal sito del governo (le minuscole sono volontarie!):

Art. 9. Discariche … … presso i suddetti  impianti è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11* (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose); 19.01.13* (ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose); 19.02.05* (fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose), nonché 19.12.11* (altri rifiuti -compresi materiali misti- prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose). … …

Come potete notare, la legge si adegua!!!

Nello sviluppare il proprio progetto imprenditoriale, SEI ha messo al primo posto l’attenzione verso la salute pubblica e il rispetto dell’ambiente.
In particolare, nel definire questo progetto ingegneristico, SEI ha individuato le migliori soluzioni tecnologiche disponibili per risolvere i problemi legati, in passato, alla produzione di energia elettrica dal carbone.
Tutta la movimentazione del carbone avverrà in strutture completamente chiuse, depressurizzate e automatizzate; inoltre, per ridurre al minimo le emissioni di polveri, ossidi di azoto e di zolfo, i fumi di combustione saranno adeguatamente trattati attraverso l’installazione  di sistemi di filtrazione, di denitrificazione catalitica e di desolforazione.

217917278.jpgEsistono tre tipi di desolforatore, con processi a secco, semisecco o umido. Da quello che si vede nell’immagine che la SEI usa per spiegare il funzionamento della centrale per far funzionare il desolforatore c’è bisogno di acqua dolce.

I cari signori della SEI non indicano da nessuna parte dove la prenderanno; costruiranno una vasca per raccogliere la pioggia? NO; prenderanno l’acqua delle fiumare? NO. La prenderanno dall’acquedotto. In una terra dove la carenza di questo bene primario risale ai tempi antichi.

Anche la movimentazione delle ceneri avverrà con sistemi isolati rispetto all’ambiente esterno.
Le scelte tecnologiche adottate ci dicono che la Centrale di Saline assicurerà livelli di emissione ai camini inferiori del 50% rispetto ai limiti fissati per legge.

Oggi si tende, erroneamente, a sottovalutare l’importanza e la serietà di questi parametri. Vedi sopra DECRETO-LEGGE 23 maggio 2008 , n. 90
Non solo queste soglie vengono definite da esperti internazionali sulla base di riscontri scientifici ed epidemiologici, ma  a esse vengono ulteriormente imposti dei coefficienti di sicurezza. I limiti di legge sono a tutti gli effetti garanzia di salute pubblica. E il rispetto di tali limiti sarà costantemente monitorato. Da chi?
Restare al di sotto di queste soglie significa operare in un’ottica di forte sostenibilità e speciale rispetto per l’ambiente.
Infine, anche per quanto riguarda il tema “rumore”, il progetto è stato approntato ponendo la necessaria attenzione al fine di rispondere a tutte le prescrizioni della normativa vigente.

Il Polo Tecnologico

La Centrale di Saline può diventare il propulsore di un progetto molto più ampio per il territorio.
L’opportunità che ne può scaturire è la realizzazione di un polo tecnologico industriale avanzato, con un centro di ricerca e di sperimentazione in ambito energetico, in grado di sostenere l’industria per le energie rinnovabili e di potenziare la ricerca e la produzione di componentistica, attraendo capitali nazionali e internazionali. L’idea progettuale, denominata “ISE” (Isola della Sostenibilità Energetica), prevede la definizione di linee strategiche in sintonia con Enti e Istituzioni, attraverso la stipulazione di accordi specifici che permettano di massimizzare le sinergie tra pubblico e privato. Perché associano le energie rinnovabili al carbone? Perché non fate tutto questo senza centrale? A me sembrano parole vuote, senza significato. Ma forse “chi deve capire” capisce!
SEI è pronta a giocare un ruolo di primo piano per sostenere lo sviluppo dell’area: ascoltando le istanze locali, investendo sulle proposte e sui progetti che potranno provenire dal territorio, facendosi promotore di iniziative imprenditoriali e di ricerca che possano coinvolgere le imprese, le università, le istituzioni a livello locale, nazionale e internazionale.
Valutare le ricadute economiche soltanto in termini diretti (occupazione generata dalla costruzione della Centrale e dal suo funzionamento) è quindi riduttivo. Vi ricordate le parole che dicevano ai tempi del Polo Siderurgico che sarebbe dovuto nascere a Gioia Tauro? Promesse non mantenute, e al posto dei centri siderurgici, che avrebbero danneggiato l’ambiente ma almeno avrebbero creato delle opportunità di lavoro abbastanza “sostanziose”, sono stati creati inceneritori e Centrali a turbogas, e in progetto un rigassificatore. Quindi Parole, Parole, Paroleeeee…….

Il polo infatti può rappresentare un laboratorio di opportunità lavorative, di formazione, di ricerca e di investimenti, tanto più ricco quanto più il territorio vorrà coglierne gli stimoli. Allora avevo capito bene: Mafie avete sentito? Tanto più ricco quanto più il “territorio” vorrà coglierne gli stimoli!!!


IL CARBONE: UNA RISORSA PREZIOSA

ABBIAMO BISOGNO DI ENERGIA PER CONTINUARE A BENEFICIARE DEL NOSTRO STILE DI VITA E PER AIUTARE LO SVILUPPO DEI PAESI EMERGENTI

Punto n. 1: E chi lo dice che mantenere il nostro stile di vita cosìconsumista sia giusto? (Ma questo è un discorso più ampio che affronterem, magari, in futuro.) Comunque per produrre energia, mi sembra che non esistano solo il carbone ed il nucleare.

Punto n. 2: aiutare lo sviluppo dei paesi emergenti? Ma non fatemi ridere. Questo è l’ultimo dei vostri pensieri, semmai avreste dovuto scrivere: Per sfruttare lo sviluppo dei paesi emertgenti!

Abbiamo bisogno di energia per continuare a mantenere lo stile di vita che caratterizza la nostra società. Abbiamo bisogno di energia per aiutare i Paesi emergenti a svilupparsi. Vedi sopra.

Anzi, ne abbiamo sempre più bisogno: da qui al 2050 è previsto un aumento del 100% dei consumi a livello mondiale. Allo stato attuale, con le conoscenze tecnologiche e scientifiche oggi disponibili, non è possibile soddisfare queste esigenze esclusivamente attraverso le fonti rinnovabili.

Io sono stupido e mi domando: quando si dice che abbiamo più bisogno di energia si calcola che da qui al 2050 i consumi aumenteranno del 100%; quindi un lasso di tempo di oltre 40 anni. Quando, invece, si parla di fonti rinnovabili si dice: allo stato attuale; considerando nessun lasso di tempo. Ammettendo che sia vero che con le tecnologie attuali non si riesca a far fronte a questa richiesta di energia cosa accadrà da qui fino al 2050?

La produzione di energia elettrica dal sole e dal vento è ancora troppo discontinua, troppo “intermittente” e “diluita” nel tempo e nello spazio.

In poche parole non è flessibile. Esiste una tecnologia italiana ideata da C. Rubbia, il famoso scienziato e premio Nobel per la fisica, che -purtroppo- sta realizzando in Spagna un progetto per fornire energia dal sole, progetto che avrebbe dovuto essere realizzato in Sicilia (Progetto Archimede, ispirato agli specchi ustori), ma che non ha ottenuto i necessari documenti.

Anche se qualche cosa è stata fatta anche da noi, riportiamo a tal proposito un estratto dall’intervista su Repubblica.it: “Il nuovo solare termodinamico ad alta temperatura, l’energia catturata dagli specchi parabolici e immagazzinata da un fluido salino, è la terza via delle rinnovabili. Una fonte pulita, perfettamente competitiva, abbondante e sicura. Basta un quadrato di tre chilometri di lato, la lunghezza di una pista di aeroporto, per ottenere la stessa energia di una centrale nucleare. E per giunta è tecnologia italiana: una ricchezza che possiamo utilizzare direttamente ed esportare”. E’ un Carlo Rubbia in grande forma quello che si accinge a battezzare la fase uno del suo sogno. A meno di quattro anni dall’ideazione del progetto Archimede, il premio Nobel che guida l’Enea festeggerà oggi l’inaugurazione della nuova centrale elettrica di Priolo, in provincia di Siracusa, l’impianto Enel ristrutturato per far posto al sole. Si tratta della prima dimostrazione della realizzabilità del programma solare dell’Enea, un primo passo concreto che potrebbe aprire la strada a una filiera energetica made in Italy.

… … ancora: “Noi usiamo specchi di nuova progettazione che si muovono lungo l’arco della giornata seguendo il sole e quindi riescono a catturare più luce. Al posto del vecchio olio infiammabile abbiamo una miscela di sali fusi che non causa problemi e consente di accumulare l’energia in modo da renderla disponibile in ogni momento, anche quando non c’è il sole, in modo da ottenere la flessibilità richiesta dal mercato. E infine c’è il fattore temperatura che è fondamentale perché lo scopo finale è produrre vapore per far girare le turbine: la vecchia tecnologia solare non arrivava a superare i 350 gradi; ora raggiungiamo i 550 gradi, la stessa temperatura che si usa negli impianti a combustibili fossili”.

Inoltre, il costo di realizzazione degli impianti per il momento rende gli investimenti non percorribili su larga scala; ne sono una dimostrazione evidente gli ingenti contributi pubblici destinati a tale settore, altrimenti non sostenibile dal mercato.

I famosi CIP6. Per chi non sapesse cosa sono i Cip6, faccio un breve riepilogo: si tratta di un incentivo statale, preso direttamente dalle nostre bollette, che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e che per anni, anomalia tutta italiana, è andato a finanziare invece l’energia prodotta dagli inceneritori e dagli scarti della produzione petrolifera. Miliardi di euro che sono stati indebitamente sotratti allo sviluppo delle energie pulite, grazie all’introduzione nel decreto legislativo di una subdola parolina: “assimilate”, tra le quali rientravano appunto inceneritori e porcherie di cui sopra. Quindi non diciamo stron..te!

Le fonti fossili rimangono fondamentali per sostenere una domanda di energia elettrica in aumento che è la ragione stessa della necessità di nuovi impianti di generazione.
Tra questi, le centrali a carbone sono quelle che offrono le maggiori garanzie di sicurezza negli approvvigionamenti del combustibile, di economicità e di competitività.

Riportiamo un altro spezzone dell’intervista a C. Rubbia: “Come esperimento pilota i 20 megawatt aggiunti dalle tecnologie solari alla centrale di Priolo non sono da buttar via: bastano a una città di 20 mila abitanti, consentono di risparmiare 12.500 tonnellate equivalenti di petrolio l’anno ed evitano l’emissione di 40 mila tonnellate l’anno di anidride carbonica. E il bello è che questo tipo di energia è conveniente: ai prezzi attuali l’impianto si ripaga in 6 anni e ne dura 30. Oltretutto, una volta avviata la produzione di massa, i prezzi di costruzione tenderanno al dimezzamento”.

Quanto costa oggi un metro quadrato di specchi?
“Oggi, cioè in fase preindustriale, il costo complessivo dell’impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un’energia equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che utilizzando un’area desertica o semidesertica di dieci chilometri quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi inferiori e con una lunga serie di problemi in meno”.

Per esempio?
“Non si producono rifiuti né emissioni. L’energia è abbondante e rinnovabile. Non bisogna costruire sistemi di trasporto per i combustibili perché il sole arriva da solo. Gli investimenti e i costi sono più bassi rispetto alle centrali convenzionali. Il sistema è estremamente flessibile e si presta ad essere usato con impianti di piccola taglia in località isolate. I tempi di costruzione sono brevi, circa tre anni”. … …

… … Quanta energia si può produrre con questo tipo di centrali?
“In prospettiva, arrivando a un’applicazione industriale su larga scala, si può pensare che in regioni con una buona insolazione come il Sud dell’Italia si ricavi energia sufficiente a sostituire carbone, petrolio e metano”.

I Paesi da cui l’Italia importa il carbone sono tradizionalmente stabili in termini politici; altrettanto non si può dire dei Paesi con le principali riserve di petrolio e gas. Usiamo la paura come tecnologia per il consenso, n’evvero? Non dovevamo aiutare i paesi in via di sviluppo?

Quest’ultimo, in particolare, occupa in Italia un ruolo preponderante tra le fonti di generazione elettrica, con una tendenza che potrebbe portarlo a breve a una quota ben superiore al 60% della produzione nazionale. Si, ma ora quant’è questa percentuale? Ve lo diciamo noi: 34% (Fonte: Eurostat, Panorama of Energy, edizione 2007)

Sicuramente troppo rispetto a una media europea dove il gas soddisfa il 24% del complessivo consumo lordo di energia mentre nucleare e carbone coprono una quota del 33% (Fonte: Eurostat, Panorama of Energy, edizione 2007).

Le riserve di carbone sono ancora sufficientemente ricche, tanto che si pensa possano bastare per i prossimi due secoli e comunque per un periodo di 3-4 volte superiore a quanto oggi previsto per petrolio e gas.

Nel 1996 è stato stimato che le riserve mondiali di carbone economicamente accessibile con le tecniche minerarie conosciute oggi ammontino a circa 15 bilioni di tonnellate, la metà delle quali di antracite. L’energia contenuta nel carbone di tutto il mondo supera ampiamente i 100.000 biliardi di Btu (100 zettajoules). Le riserve probabilmente dureranno meno di altri 300 anni.
Il Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti stima le riserve nazionali in 1.081.279 milioni di tonnellate, corrispondenti a circa 4.786 BBOE (barili di petrolio equivalenti) ([5]). La quantità di carbone bruciata nel corso del 2001 ammonta a 2,337 GTOE (gigatonnellate equivalenti di petrolio), corrispondenti a 46 MBOED (milioni di barili di petrolio equivalenti giornalieri). ([6]). Con questo andamento, le riserve dureranno 285 anni. In confronto, nel corso del 2001, il gas naturale fornì 51 MBOED, e il petrolio 76 MBD (milioni di barili al giorno).

Il carbone si rivela ancora oggi un combustibile economicamente conveniente e strategicamente necessario in un mix equilibrato di fonti energetiche primarie: quest’ultimo risulta infatti fondamentale per un’equilibrata programmazione nazionale che ponga al riparo da possibili criticità nell’approvvigionamento energetico.

Il metodo è più o meno economico di estrazione del materiale da strati di carbone dipende dalla profondità e dalla qualità degli strati e anche dai fattori geologici ed ambientali dell’area estrattiva. Molti giacimenti si trovano fra i 1500 e i 2000 metri di profondità, quindi l’estrazione del carbone sarebbe economicamente svantaggiosa, rispetto a metano e petrolio. Questo ridurrebbe le riserve vantaggiose a 250 miliardi di tonnellate. Questo significa, ad esempio, che solo il 15% del carbone disponibile nel nord America sarebbe conveniente da estrarre. Inoltre più della metà dei giacimenti di carbone sono costituiti da materiale di scarsa qualità (torba, lignite e litantrace sub-bituminoso) a relativamente basso contenuto di carbonio, in favore invece di sostanze inquinanti e prodotti della decomposizione, come il gas metano. Tutti questi aspetti ridimensionerebbero notevolmente le scorte effettive di carbone utilizzabile, portandole a un livello non molto più alto di quello del gas naturale e del petrolio.

Riferimenti

Oggi è possibile sfruttare questa risorsa senza conseguenze sull’ambiente e sulla salute. I progressi tecnologici in questo settore rendono le moderne centrali a carbone completamente diverse rispetto al passato: gli impianti di nuova generazione consentono di limitare le emissioni ampiamente al di sotto dei limiti di legge. E la ricerca non si ferma: l’Italia ha recentemente siglato un accordo con gli Stati Uniti proprio per sviluppare ulteriormente lo studio delle tecnologie per l’impiego del carbone pulito.

Concludiamo questo post con una dichiarazione rilasciata oggi 31/07/08 da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, in una nota congiunta con il presidente regionale Antonino Morabito e il membro del Direttivo nazionale Nuccio Barillà che racchiude il nostro pensiero:

“Carbone pulito? Polo tecnologico d’avanguardia? Isola della sostenibilità energetica? Basta con la propaganda che spaccia una centrale inquinante per il clima, come un impianto che sembra uscito dal paese dei balocchi”.

Ci ripromettiamo, comunque, di approfondire il problema in altri post.

A presto, C.C.

Centrale a carbone for dummiesultima modifica: 2008-07-31T17:07:00+00:00da cheyenne975
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2 pensieri su “Centrale a carbone for dummies

  1. eheheheheheheheh

    Tra tutte le genialate dette, ecco la più bella:
    Fabio Bocchiola, Amministratore Delegato SEI, annuncia semplicemente con una breve e laconica nota:

    “Comunichiamo di aver richiesto oggi la sospensione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e dell’iter autorizzativo per il progetto della centrale termoelettrica di Saline Joniche”.

    Una grande vittoria complimenti a tutti!

    Ma non abbassiamo la guardia!

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